COVA DA MOURA - L’anima creola d’Europa

 

 

A partire dai primi anni ’60 consistenti  flussi migratori provenienti soprattutto dalle ex-colonie hanno interessato molti stati europei, arrivando a rendere l’attuale contesto demografico dell’UE sempre più caratterizzato dalla presenza di extracomunitari.

Se negli anni alcune dinamiche delle migrazioni sono cambiate, c’è un aspetto, invece, che è rimasto costante nel tempo e che spesso rappresenta l’unico bagaglio che porta con sé il migrante: la propria identità culturale.

 

Cova da Moura è un’area di 20 ettari situata nella periferia nord di Lisbona, costruita dai primi capoverdiani che, a partire dal 1975, anno in cui Capo Verde raggiunse l’indipendenza, cominciarono ad emigrare verso la capitale lusitana.

A seguito del costante flusso migratorio, Cova è diventato un quartiere unico nel panorama europeo grazie alla sua 

mono-etnicità:

ad oggi l’80% dei circa 6.000 abitanti è di origine capoverdiana, caratteristica che rende quest’area dell’hinterland di Lisbona una piccola nazione all’interno dello Stato portoghese.

Le complicate dinamiche sociali del quartiere, tuttavia, hanno fatto sì che, nella percezione comune, il nome di Cova da Moura sia diventato sinonimo di insicurezza, precarietà sociale e violenza.

 

Tra le vie strette e colorate di Cova, però, è nascosto un patrimonio culturale, un percepibile senso di appartenenza di un popolo straniero ed immigrato che, grazie ad un forte attaccamento alle sue radici, ha creato un quartiere specchio della propria terra d’origine ed espressione della propria identità nazionale.

 

Yarin Trotta del Vecchio

© 2020 Yarin Trotta del Vecchio